sabato 9 febbraio 2008

Introduzione


Secondo quanto scritto dal reggiano Ermanno Cavazzoni, i pittori di Reggio Emilia sono in numero molto limitato, cioè solo “lo 0.1 per cento della popolazione, calcolando che gli abitanti siano 100 mila, i pittori viventi sono solo un centinaio, di cui 33 circa distribuiti su tre generazioni”. Ebbene quelli di San Giovanni di Querciola, piccola frazione del Comune di Viano, smentiscono questa statistica, o sono l’eccezione che conferma la regola.
Ho, infatti, avuto il piacere di assistere ad una mostra allestita nel 2006 e di pittori, solo in quel piccolissimo borgo, ne ho contati più di una trentina, tra cui giovani della stessa famiglia.
La vita campestre, l’aria libera, il tempo scandito ancora dalla natura, hanno, forse, avvantaggiato l’estro, la vena creativa di questa popolazione le cui colline si affacciano sulla pianura Padana.
Tra questi pittori vi è anche Almerino Bertolini nato al Sasso quando Mussolini aveva appena preso il potere. Il Sasso è una frazione di San Giovanni che, a sua volta, come detto, è una frazione di Viano, ma per Almerino rappresenta il centro del mondo; il luogo delle sue vicissitudini familiari, degli affetti, del rapporto diretto con la natura.
Già adolescente ha avuto voglia di dipingere e, senza guida, lasciandosi portare dai suoi istinti, Almerino ha colorato con la tempra, gli acquerelli o la pittura ad olio i suoi ricordi. Immagini di una vita semplice, scene paesane, animali domestici, paesaggi che riflettono quiete e serenità.
Almerino, passati gli ottant’anni, è rimasto con uno sguardo di fanciullo che reinterpreta la realtà, offrendo immagini di una delicatezza infinita. I suoi colori tenui rendono le tele leggere: nessun tratto brusco viene a turbarne la visione.
Il 2007 è stato per il nostro pittore un anno terribile. In una sera piovosa, mentre tornava a piedi, un’automobilista non l’ha visto e l’ha preso in pieno. Sembrava che il destino avesse deciso la fine della sua esistenza, ma non era così. Dopo un anno tra ospedali e terapie, eccolo di nuovo pronto a dedicarsi alla sua amata pittura.
E’ l’augurio che gli facciamo tutti noi. Anche perché ormai è un “Maestro”.
Avanti, Almerino, la vita è ancora lunga e la pittura è quello che sai fare meglio di tutto.

Barbara Bertolini

venerdì 8 febbraio 2008

Spoleto, "piazza del Plebiscito", olio su tela


RASSEGNA STAMPA WEB / Martedì 6 settembre 2005 - Viano: "Dipinge a 80 anni, premiato" - Almerino Bertolini ha esposto alla mostra di pittura "Querciolese" con altri 37 autori.

Passeggiata in calesse, olio su tela


Il Guardiano, olio su tela


giovedì 7 febbraio 2008

Rose e fiori, olio su tela


Il tratto di Almerino è preciso e sa dare ordine anche ad un vaso di fiori....

mercoledì 6 febbraio 2008

RECENZIONE DI RITA FRATTOLILLO

Almerino e i suoi sogni  di    Rita Frattolillo


Qualcuno ha detto che quando la vita non basta, è l’arte a venire in soccorso. L’arte sotto qualsiasi forma, musica, danza o poesia, cinema o fotografia, pittura o scultura.
Anche ad Almerino Bertolini la vita non è bastata, e allora, anni addietro, ha preso tavolozza e pennelli per esprimere la sua visione della realtà, per rappresentare il suo mondo interiore.
Un mondo che, a guardare per la prima volta le sue tele, appare naїf, primitivo.
A dare questa impressione concorrono senza dubbio l’impianto del disegno, i colori, freschi e cristallini, e le figure, che appaiono aeree, come prive di volume, e con i contorni intagliati sullo sfondo. Bambini e adulti, poi, si presentano sempre con i lineamenti distesi, l’occhio sereno, la postura ferma, e sono ripresi dal pittore frontalmente, come se fossero fissati in una dimensione immota e atemporale, anche quando sono intenti ai lavori dei campi o dell’aia, o alla pigiatura dell’uva.
Lo spettatore che immerge lo sguardo nella tela sa che quei fiori (Vaso di fiori) dai colori squillanti che spuntano dal vaso panciuto non perderanno mai i petali, e che quel cavallo (Calesse), bello come i destrieri di Mary Poppins, non porterà mai il suo calesse troppo in là, anche per non disturbare la placida, interminabile conversazione della coppia lì seduta.
Animali domestici e di campagna, persone di ogni età, la natura nei suoi vari aspetti, il paese di Cavazzone con i suoi topoi, costituiscono i temi preferiti da Bertolini, che si destreggia con disinvoltura tra olio, tempera ed acquerello, dimostrando, ove mai ce ne fosse bisogno, che quando si è spinti da una pulsione vera, la via per esternarla si trova sempre, anche a costo di un duro apprendistato da autodidatta.
E attraverso il linguaggio immediato dell’arte, che non ha bisogno di interpreti, Bertolini dipinge i suoi sogni, fatti di luce soffusa e magici colori. Attraverso il paesaggio egli svela il segreto delle forme, le “sue” forme mitizzate di donne e uomini candidi e ingenui come i bambini. Nessun dettaglio biografico; Balthus, il grande Balthus, diceva: “Come persona non esisto. Guardiamo i quadri”. E allora, guardandoli meglio, essi suggeriscono, nell’accuratezza del dettaglio (rami, fogliame) e nella sistemazione “fisica” degli elementi (fiori campestri, casette, animali, alberi) preziose broderie o raffinate tapisserie medievali, mentre gli spazi sono concepiti in un’atmosfera ideale di ordine, pace e sicurezza. Dunque, con Almerino siamo lontani dall’accezione corrente, un po’ falsata e gaglioffa della pittura naif, e i suoi paesaggi raffigurano un mondo perfetto, un rifugio in una dimensione dove l’utopia di una vita armoniosa non è mai turbata dagli eventi del vivere quotidiano, ma nemmeno dalla Storia.

Vita contadina, acquerello

Per Almerino l'uomo e l'animale sono in simbiosi.

martedì 5 febbraio 2008

L'uomo e l'ambiente, acquerello


Gli animali, la campagna, le attività agresti, sono tra i temi principali dell'opera di Almerino

domenica 3 febbraio 2008

I QUADRI DI ALMERINO


Esposizione dei quadri del pittore reggiano Almerino Bertolini a San Giovanni di Querciola (RE) nella primavera del 2006